Il cioccolato nel tempo

Dal fuoco di campo al computer.

Nella produzione del cioccolato, tutto iniziava e inizia con la tostatura dei chicchi di cacao. Gli aborigeni dell'America Centrale lo tostavano in recipienti di argilla sul fuoco vivo. Gli spagnoli utilizzavano già le padelle di ferro. Nel 19° secolo furono inventate le prime macchine per la tostatura meccaniche. I chicchi di cacao venivano riscaldati in un recipiente a forma di tamburo o sfera sopra un braciere.

Per macinare i chicchi di cacao, i Maya e gli Aztechi utilizzavano il "metate", una lastra di pietra leggermente arcuata. Disposta in orizzontale su una fonte ignea, su di essa i chicchi di cacao venivano ridotti a massa di cacao mediante un cilindro di pietra. Solo a metà del 18° secolo fu costruita una struttura con un tavolo su cui si potevano frantumare i chicchi stando in piedi, mediante una sorta di mattarello.
Il suo successore fu la grattugia longitudinale, da cui Rudolphe Lindt sviluppò nel 1879 la conca come la conosciamo oggi.

Nel corso della rivoluzione industriale, le invenzioni si susseguirono a tutta velocità:
Fry & Sons fu il primo produttore di cacao ad azionare le macine per la lavorazione del cacao mediante la macchina a vapore di Watt.
Lo svizzero Philippe Suchard inventò nel 1826 un mixer per il cioccolato, il mélangeur.
Nel 1828, l'olandese Van Houten sviluppò una procedura con cui una parte del burro di cacao veniva spremuta dai chicchi di cacao. Da Fry & Sons i chicchi furono mischiati nuovamente con la massa di cacao e lo zucchero e ottennero così una consistenza particolarmente fluida e semplice da colare.

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